Pochi giorni fa camminavo dirigendomi con lentezza verso casa. Lungo il tragitto incontrai un’amica che non vedevo da tempo. Decidemmo di andare a zonzo insieme: la giornata era calda ed avevamo molte cose di cui chiaccherare.
Mi trascinò dentro ad uno di quei negozi dove vendono creme di bellezza spacciandole per elisir di lunga vita, dove lo stordimento provocato dalle fragranze è talmente forte che uscendo non ci si accorge di aver comprato in stock un’inutile quantità di cianfrusaglie che verranno presto dimenticate negli scaffali del bagno di casa. Varcata la soglia ci ha accolto un muscolosissimo truccatore, boccheggiante dentro una t-shirt aderente che toglieva qualsiasi prospettiva d’immaginazione.
Con l’abilità di un venditore di tappeti da teleschermo ha sottoposto la mia amica ad una seduta di “trucco base” della trascurabile durata di tre quarti d’ora (immaginate la facilità dell’operazione la mattina presto, quando ci si trascina fuori dal letto e ci si sottrae di controvoglia al sonno, con la prospettiva di concentrarsi davanti allo specchio per ricoprirsi di strati di cremine color pelle-di-daino).
E’ stato allora che il suo volto mi si è rivelato, assieme alla sua professione.
D’un tratto ho capito il dramma di un uomo.
Quello che sto raccontando ha dell’incredibile, ma l’ho visto proprio con i miei occhi.
Osservandolo a lungo ho percorso a ritroso ogni rapida operazione che egli stesso ogni mattina esegue sul suo volto. Sotto la patina traslucida delle sue espressioni da copertina ho visto un complicatissimo collage: quell’uomo, privo di lineamenti, ogni mattina acquista un’identità disegnandosi occhi, naso, bocca, zigomi.
Come un trasformista, cambia faccia a suo piacimento, sfoggiandone una diversa per ogni occasione. Per necessità, o per divertimento. Come il giorno in cui lo incontrai, che si era disegnato larghi spazi tra i denti e labbra sottili, all’ombra di un grande naso che aveva tutta l’aria di essere lo scafo rovesciato di una nave.
Immaginai di vederlo la sera, di fronte ad uno specchio ben illuminato, cancellare minuziosamente i segni di un’identità temporanea. Così anche quel giorno smise di essere irriconoscibile in mezzo alla moltitudine di volti che gli erano passati accanto. Ed era grato a tutti per non essere stato additato, per aver potuto confondersi dentro i flussi rapidi di persone che camminano lugo i viali, per avere avuto per poche ore dei tratti riconoscibili ma non memorizzabili.
Si, lo vedo distintamente ora… un’increspatura nella pelle mi fa pensare che stia sorridendo, felice.


